I toni accomodanti della FED pesano sul dollaro

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15 July 2019

scritto da
Enrique Díaz-Álvarez

Chief Risk Officer at Ebury. Committed to mitigating FX risk through tailored strategies, detailed market insight, and FXFC forecasting for Bloomberg.

I toni della testimonianza semestrale del presidente Fed Jerome Powell al Congresso degli Stati Uniti sono stati ancora una volta accomodanti, confermando il già probabile taglio dei tassi nel meeting di luglio.

I
buoni dati sull’inflazione USA del giorno seguente sembravano contraddirlo, ma i mercati hanno guardato oltre, facendo registrare al biglietto verde la peggiore performance tra le valute G10. Tuttavia, la scorsa settimana, i movimenti più rilevanti sono stati registrati ancora una volta sulle valute dei mercati emergenti. Mentre queste ultime hanno generalmente recuperato, guidate da un rally positivo del real brasiliano, la lira turca è colata a picco a seguito della notizia dell’allontanamento del governatore della Banca Centrale Turca da parte di Erdogan lo scorso fine settimana.

La prossima settimana è insolitamente tranquilla in termini di indicatori economici in uscita. Benché il sistema economico sia sempre esposto al rischio derivante dal conflitto commerciale Stati Uniti/Cina o sulla Brexit, ci aspettiamo di vedere un po’ di rallentamento tipicamente estivo nei mercati valutari.

GBP

I dati economici contrastanti usciti fino ad ora nel Regno Unito non delineano un quadro chiaro dell’impatto dell’incertezza Brexit sulle imprese e sui consumatori britannici. L’assenza di un crollo degli investimenti sembra indicare che le aziende del Regno Unito stiano assumendo per ora una visione ottimistica e che non si aspettino un’uscita senza accordo, anche se i mercati stanno prezzando questa eventualità intorno al 33%.

EUR

Nel mese di maggio si è assistito ad una spinta rialzista nella produzione industriale. I numeri sono ovviamente alquanto datati, ma indicano che il rischio di recessione nell’Eurozona è molto basso. I consumi europei continuano ad essere sostenuti dalla costante creazione di posti di lavoro e da un decente aumento dei salari reali. L’euro però non reagisce in modo deciso a questi dati, per via dei timori di una ripresa degli stimoli monetari da parte della BCE. Pertanto, ogni brusco rally sarà innescato da comunicazioni meno accomodanti da parte dei funzionari della BCE. Il calendario per la prossima settimana su questo fronte appare però abbastanza scarico.

USD

Una dicotomia interessante si sta sviluppando nelle notizie economiche e politiche statunitensi. Innegabili sono i toni accomodanti della Federal Reserve, con il presidente Powell che ha confermato la sua predisposizione a tagliare i tassi a partire da luglio. Nel frattempo, l’inflazione core (che elimina le componenti volatili di cibo e energia) è al di sopra dell’obiettivo della Fed del 2% da 18 mesi consecutivi. I numeri di giugno sono usciti considerevolmente più forti del previsto: non vi è alcun segno di rallentamento nella creazione di posti di lavoro e gli indicatori mostrano una forza lavoro sempre più assertiva e sicura. Manteniamo quindi il nostro punto di vista secondo cui il margine per i tagli dei tassi negli Stati Uniti è inferiore a quello scontato dal mercato.

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