L’euro resta ai minimi, mentre il nervosismo sulla Brexit affonda la sterlina

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18 February 2019

scritto da
Enrique Díaz-Álvarez

Chief Risk Officer at Ebury. Committed to mitigating FX risk through tailored strategies, detailed market insight, and FXFC forecasting for Bloomberg.

I dati economici statunitensi più deboli, in particolare quelli sulla vendita al dettaglio fortemente negativi, non sono riusciti a intaccare il sentiment sul rischio, dal momento che l’azionario ha chiuso la settimana positivamente.

La dichiarazione di un ambiguo stato di emergenza da parte di Trump rimuove almeno la possibilità di un altro arresto del governo federale e i mercati hanno scelto di concentrarsi sul positivo. Al contrario, Benoit Coeuré, membro del board della BCE, a un incontro a New York ha detto che la banca centrale è preoccupata del rallentamento economico e della mancanza di pressioni inflazionistiche nell’area dell’euro e ha lasciato intendere che un altro giro di prestiti a lungo termine alle banche è stato preso in considerazione.

Questa settimana c’è grande attesa per i PMI dell’eurozona. Sebbene ci aspettiamo un rimbalzo dai recenti livelli, nel caso i dati dovessero deludere, dovremmo rivedere la nostra view secondo cui il rallentamento dell’Eurozona è temporaneo e di conseguenza le nostre previsioni sull’EUR/USD.

EUR

La scorsa settimana sono usciti dati deboli sull’eurozona: oltre a un’altra sorpresa al ribasso nella produzione industriale nel mese di dicembre, la crescita complessiva del PIL europeo nell’ultimo trimestre del 2018 è stata di un anemico 0.8% in termini annualizzati. Questa settimana attendiamo maggiore chiarezza dall’indice di produzione dell’attività economica di febbraio, che è forse l’indicatore più accurato dello stato dell’economia dell’eurozona. Qualsiasi mancato rimbalzo dai livelli di gennaio sarebbe una grave delusione.

GBP

Nelle ultime settimane l’assenza di progressi sui negoziati Brexit, insieme alla sensazione che l’UE sia pronta a smascherare qualsiasi bluff del Regno Unito, ha pesato sulla sterlina, che ancora una volta ha registrato la peggior performance tra le valute G10.

Mentre si avvicina la data del 29 marzo, il massimo che ci aspettiamo questa settimana è una conferma della data del secondo voto parlamentare sull’accordo di uscita.

USD

Le notizie economiche degli Stati Uniti sono state piuttosto contrastanti la scorsa settimana. I dati positivi sull’inflazione core sono stati bilanciati da un sorprendente calo nelle vendite al dettaglio di dicembre, scese dell’1.2% nella variazione mensile. Considerata la tradizionale volatilità di questo dato e le interruzioni nella raccolta dei dati per via dello shutdown statunitense, aspetteremo almeno fino al livello del mese prossimo prima di trarre conclusioni. La maggior parte degli altri indicatori negli Stati Uniti è coerente con una crescita costante, anche se moderata; il dietrofront della Federal Reserve sul rialzo dei tassi ha, invece, portato a un miglioramento delle condizioni economiche. Continuiamo ad aspettarci uno scenario di crescita moderata combinato con tassi bassi negli Stati Uniti, il che dovrebbe giovare anche alle valute dei mercati emergenti.

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