Le preoccupazioni sul Coronavirus dominano i mercati finanziari

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25 February 2020

scritto da
Enrique Díaz-Álvarez

Chief Risk Officer at Ebury. Committed to mitigating FX risk through tailored strategies, detailed market insight, and FXFC forecasting for Bloomberg.

La scorsa settimana i mercati azionari di tutto il mondo hanno perso terreno, infatti le paure delle possibili conseguenze dell’epidemia di Coronavirus e del suo impatto sull’economia globale hanno colpito duramente gli asset rischiosi.

D
opo tre settimane di guadagni i mercati azionari hanno sofferto, gli investitori hanno venduto le valute emergenti e comprato quelle rifugio, ad eccezione dello yen giapponese. Questo perché sull’economia giapponese potrebbe pesare il diffondersi del virus.

Al contrario, l’euro sembra essersi stabilizzato, il che sembrerebbe sostenere la tesi che le recenti perdite erano dovute più a strategie di “carry trades” per approfittare del differenziale dei tassi che ad un deterioramento delle prospettive dell’Eurozona.

Essendoci carenza di dati macroeconomici, l’attenzione dei mercati dovrebbe rimanere sui numeri delle infezioni da Coronavirus in Cina e nel mondo e sulle misure di contenimento in atto. Solo il report sull’inflazione statunitense di venerdì potrebbe generare della volatilità, visto che rappresenta uno degli indicatori preferiti dalla Federal Reserve.

EUR

Il brusco e inatteso crollo della moneta comune si è fermato la settimana scorsa, con l’euro che ha recuperato leggermente contro le principali valute ad eccezione del franco svizzero. Questo supporta la nostra ipotesi che le perdite recenti siano dovute principalmente ad operazioni di “carry trade” nelle quali ci si finanzia in euro e li si vende acquistando valute a più alto rendimento per sfruttare il differenziale dei tassi. L’avversione al rischio tende quindi a portare alla chiusura di queste operazioni, con conseguente riacquisto di euro.

La settimana scorsa gli indici PMI dell’attività economica sono andati meglio del previsto nonostante l’impatto del Coronavirus sulle catene del valore globali. Va però detto che questi dati non includono completamente i recenti sviluppi, quindi, sebbene i PMI siano di buon auspicio per l’economia dell’eurozona, dobbiamo ancora attendere per capire quale sarà l’impatto effettivo dell’epidemia.

USD

I dati di secondo piano usciti positivi durante la scorsa settimana sono stati oscurati dai PMI negativi di venerdì. Il dato, che era atteso a 53 ed è uscito sotto 50, ha deluso di molto le aspettative ed indica un’economia in contrazione, ma va preso con le pinze. I PMI USA sono infatti rilevati da meno tempo e hanno un valore predittivo inferiore rispetto a quelli dell’Eurozona. La notizia più attesa questa settimana sarà il report sull’inflazione di venerdì, per cui ci si attende un altro rialzo a 1.7%, più vicino all’obiettivo del 2% della Fed.

GBP

Una serie di buoni dati economici per il Regno Unito riguardanti la disoccupazione, il mercato immobiliare, i salari e gli indici PMI non hanno supportato molto la sterlina, che continua a muoversi in seguito a notizie che riguardano i negoziati con l’Unione Europea. Questa settimana dovrebbe fornirci maggiori novità riguardo la prospettiva delle negoziazioni. La UE renderà noto il suo mandato sulle negoziazioni martedì, mentre il Regno Unito dovrebbe pubblicare maggiori dettagli sulla sua posizione durante la settimana, per cui ci potrebbe essere un aumento della volatilità sulla sterlina, soprattutto prima del comunicato dell’UE.

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