La fine dello shutdown americano non supporta il dollaro
La fine dello shutdown del governo americano non ha supportato il dollaro la scorsa settimana.
Trump ha infatti ceduto di fronte alla crescente pressione, riversatasi anche nei principali aeroporti del paese, dovuta alle conseguenze dello storico shutdown durato 35 giorni. Il Presidente ha annunciato un accordo con il Partito Democratico per il quale il governo federale rimarrà aperto almeno fino al 15 febbraio. Quasi paradossalmente, il dollaro ne è uscito sconfitto, deprezzandosi dopo che il mercato si è rivolto verso le valute emergenti a scapito di quelle rifugio.

A Francoforte, il Presidente Draghi, durante il meeting BCE, si è nuovamente dimostrato accomodante nella sua analisi dell’economia dell’eurozona, posticipando le aspettative per un rialzo dei tassi d’interesse. La sterlina, invece, ha rotto la soglia del 1.3200 contro il dollaro, in seguito a una sempre meno probabile “no deal” Brexit.

Il focus di questa settimana volgerà sul voto parlamentare in merito al “piano B” di Theresa May di martedì, sul meeting FOMC di mercoledì e sui NFP americani di venerdì.

EUR



Lo scorso giovedì l’euro ha raggiunto, solo temporaneamente, il suo livello più basso nei confronti del dollaro da metà dicembre, a causa tanto di una BCE accomodante quanto di segnali negativi dal punto di vista dei dati economici.

L’indice PMI composito, indicatore chiave delle attività dell’Unione, a gennaio ha rallentato fino a toccare un livello di 50.7, punto più basso degli ultimi 66 mesi. Il presidente della BCE Draghi ha affermato, nel post riunione sulla politica monetaria di giovedì, che i prossimi dati saranno probabilmente più deboli del previsto. Fondamentalmente ha aggiustato la retorica nel discorso sul bilanciamento della crescita dei rischi passando da “vanno verso il ribasso” a “ sono al ribasso”.

I toni molto cauti delle comunicazioni post meeting BCE della scorsa settimana, supportano la nostra idea che il primo rialzo dei tassi nell’Unione dal 2011 sia ancora lontano.

Ci aspettiamo che per sperare in un rialzo dei tassi entro il 2019, ci debba essere una svolta significativa dal punto di vista tanto dei PMI che dell’inflazione core.

USD



Il dollaro ha perso terreno a seguito dell’annuncio di Trump di venerdì. Ciò è dovuto, in larga parte, a un ritorno alla propensione al rischio e al timore degli investitori che la gran mole di dati, la cui uscita è stata ritardata dallo shutdown del governo federale, potrebbero far vedere un rallentamento dell’economia statunitense alla fine dello scorso anno.

I prossimi giorni saranno importanti per il dollaro, in particolare per il meeting della FED di mercoledì e il report dei NFP di venerdì. Ci aspettiamo che la FED mantenga la politica invariata, senza cambiamenti significativi dal punto di vista dei toni. Per quanto riguarda il report dei NFP di venerdì, uno dei principali dati economici non ritardato dallo shutdown, ci si aspetta una crescita stabile dei salari superiore al 3% e una solida creazione di posti di lavoro intorno ai 170.000.

GBP



La settimana scorsa la sterlina ha messo a segno un'altra performance molto impressionante, facendo registrare un rialzo di oltre il due per cento sul crescente ottimismo che una Brexit "senza accordo" sarà evitata. Il sostegno tra i parlamentari per l'emendamento di Yvette Cooper, che ritarderebbe l'articolo 50, ha fatto apprezzare notevolmente la sterlina, così come il fatto che il DUP potrebbe essere pronto a sostenere l'accordo della May, a condizione che venga incluso un limite di tempo per il "backstop" irlandese.

Questa settimana sarà nuovamente dominata dalla Brexit con il voto parlamentare di martedì. Il voto non sarà sullo stesso accordo della May, ma sugli emendamenti proposti al suo piano di uscita. Riteniamo che un forte sostegno tra i parlamentari per una Brexit ritardata, per un secondo referendum o per l’esclusione netta di un "no deal" vedrebbe un forte rialzo della sterlina.
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